Riordiniamo i fatti, visto che la Gazzetta non li ha mai raccontati e ora fischietta guardando altrove:
La Juve è stata condannata per aver violato più volte l’articolo 1 sulla lealtà sportiva, giurisprudenzialmente trasformato dalla procura di Francesco Saverio Borrelli e dai giudici scelti da Guido Rossi in nome del “sentimento popolare” in unillecito sportivo “strutturale”. Cioè, non c’è stata nessuna partita truccata. Nessun arbitro è stato comprato. Nessun sorteggio è stato manipolato. Epperò Moggi era molto cattivo e quindi qualcosa certamente aveva fatto. Non una cosa specifica, ma una cosa strutturale. Risultato: illecito strutturale, reato sportivo che non esisteva, ma inventato sul momento.
L’Inter, invece, è accusata da Palazzi di aver violato più volte l’articolo 1 sulla slealtà sportiva, esattamente come la Juve. Già questo potrebbe, di per sé, configurare lo stesso reato strutturale appioppato alla Juventus. Ma non è finita qui. Palazzi accusa l’Inter anche di aver commesso illeciti sportivi (diretti, non strutturali) ex articolo 6.
I nostri 29 scudetti non sono prescritti, i loro 5 sono ufficialmente il frutto di un illecito sportivo, di una manovra di palazzo, di conflitti di interessi spaventosi, di un ratto di calciatori, dell’annientamento degli avversari, di campagne stampa di regime, di storiacce spionistiche e di occultamento di prove. Conta la storia, conta il campo. Contano i 9 finalisti di Berlino, più Ibra e Nedved a far 11. Della prescrizione, arrivata dopo l’occultamento delle prove e un processo farsa basato sulla Pravda rosa che si trova sui banconi dei gelati nei bar dello sport, mi interessa poco. Mi interessa solo che John Elkann e Andrea Agnelli chiedano i danni alla Federazione che ha distrutto una squadra e falsato numerosi campionati. Organizziamo una campagna pro risarcimento danni. John e Andrea, faremo subito. Domani mattina. Altrimenti gli azionisti chiedano azioni di responsabilità anche nei confronti della società.
A proposito di Facchetti e dei nerazzurri, Palazzi è duro: “Questo Ufficio ritiene che le condotte in parola siano tali da integrare la violazione, oltre che dei principi di cui all’art. 1, comma 1, CGS (codice di giustizia sportiva, ndr), anche dell’oggetto protetto dalla norma di cui all’art. 6, comma 1, CGS, in quanto certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale F.c., mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale. Oltre alla responsabilità dei singoli tesserati, ne conseguirebbe, sempre ove non operasse il maturato termine prescrizionale, anche la responsabilità diretta e presunta della società ai sensi dei previgenti artt. 6, 9, comma 3, e 2, comma 4, CGS”. Un po’ meno grave la posizione del tesserato Massimo Moratti: “Comunque informato della circostanza che il Facchetti avesse contatti con i designatori, come emerge dalle telefonate commentate, nel corso delle quali è lo stesso Bergamo che rappresenta tale circostanza al suo interlocutore. (…) Ne consegue che la condotta del tesserato in esame, Moratti, in considerazione dei temi trattati con il designatore e della frequenza dei contatti intercorsi, appare in violazione dell’art. 1 CGS vigente all’epoca dei fatti, sotto i molteplici profili indicati”.
“Illecito sportivo dell’Inter” Ecco le carte di palazzi - Gazzetta dello Sport
Ancora una volta Santoro ha fatto il Santoro. Dietro il paravento della libertà d’informazione, di cui è rappresentante unico per l’Italia, isole comprese, ha allestito una trasmissione all’insegna del più frusto slogan politico «piove, governo ladro». Non di pioggia si trattava, ma di un terremoto che finora ha fatto 290 vittime e quarantamila sfollati, raso al suolo paesi, buttato giù case, seminato distruzione. Ma i morti non lo fermano
Zizzania in tv - Aldo Grasso - Corriere della Sera (via tnp)
Tragico per le vittime, innanzitutto. Ma tragico anche per lei, per la sua squadra avvilita nei bassifondi della polemica, per la sua professionalità ridotta a zerbino in nome dell’ideologia, per la sua umanità schiacciata sotto il peso dell’odio politico.
Mario Giordano parla di quell’essere indefinibile che corrisponde al nome di Michele Santoro





