Chettedevodì, troppi cervelloni che fanno i mestieri coi nomi inglesi, sono tutti manager di qualcosa e si sono masterizzati con gli stessi professori di Obama. Ascoltano canzoni indie-punk-rock-crossover-capdcazz e leggono i saggi dei politologi afgani tradotti in rumeno. Improvvisano calemburi vertiginosi, su friendfeed scrivono le y al posto delle i, parlano duecento lingue compreso il dialetto dei sobborghi di Detroit e, diversamente da me, non hanno paura dell’aereo. Poi fanno colazione coi muffin e cenano col sushi.