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Povero Abruzzo, il fango avanza e l’ultimo scandalo è solo una conferma del tramonto di un’isola felice. Da tempo mafia e camorra hanno messo le mani sul territorio, col business dell’edilizia e dei rifiuti. C’è l’affarone dell’acqua da imbottigliare per una manciata di euro; e ci sono i “regali” alla grande distribuzione, a spese dei fiumi e della cultura locale. “Qui - ti dicono - un pastore è asfissiato di divieti, ma un palazzinaro fa ciò che vuole”.

Il Pescara arriva tumefatto al mare e non trova un metro libero per uscire al largo. L’ultimo pezzo di arenile con pineta, in comune di Francavilla, lo stanno cancellando ora, con una linea Maginot di appartamenti. Ma il bello deve ancora venire, con la Nuova Pescara di cemento che l’imprenditore Carlo Toto - implicato nell’ultima storiaccia - s’appresta a costruire a monte di quella esistente.

Il mare non c’è più, le dune sono sparite, i veleni avanzano, il fiume è diventato una belva selvaggia, ma pochi protestano. Gli abruzzesi sono abituati a tacere da secoli. La loro è una “regione camomilla”, utilmente nascosta in una zona d’ombra dei media. Il dossier di un’azienda multinazionale la descrive così: “facilità di penetrazione, costi d’insediamento minimi, zero conflittualità sociale”. Soprattutto, “poche obiezioni ecologiche”. Sembra il Congo, invece è Italia.

Del Turco li ha emarginati tutti, i rompiscatole ambientalisti. Il direttore del parco del Gran Sasso, quello del parco del Sirente, i consulenti universitari e i dirigenti attenti alle regole. Nelle liste elettorali il Pd ha completato l’opera, con i risultati che si vedono. Ora, la melma degli ultimi arresti. Piove governo ladro, dicono gli italiani. Forse non è mai stato così vero come da queste parti.

Fango, veleni e colate di cemento: così muore il fiume di D’Annunzio - Repubblica.it

21/12/2008 abruzzo  pescara  scandalo  ambiente