Ai primi BarCamp si partecipava con pesantissimi notebook, trasportati a tracolla da blogger gobbi. Poi sono arrivati i pc ultraleggeri, i micromac, gli smartphone, i superslim e gli invisibili. I BarCamp sono gli unici eventi dove più piccolo è meglio è. L’unica cosa che tutti tendono a ingrossare è il proprio pagerank.
Chettedevodì, troppi cervelloni che fanno i mestieri coi nomi inglesi, sono tutti manager di qualcosa e si sono masterizzati con gli stessi professori di Obama. Ascoltano canzoni indie-punk-rock-crossover-capdcazz e leggono i saggi dei politologi afgani tradotti in rumeno. Improvvisano calemburi vertiginosi, su friendfeed scrivono le y al posto delle i, parlano duecento lingue compreso il dialetto dei sobborghi di Detroit e, diversamente da me, non hanno paura dell’aereo. Poi fanno colazione coi muffin e cenano col sushi.
fatico a spiegare ai parenti cos’è un bar camp. mia zia chiede se gira coca.
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Il mio è un blog i.g.t., dopotutto. A identificazione geografica tipica. Il prossimo barcamp organizzatelo in mezzo agli arricciatori di polpi e poi vedete come mi rilasso subito
22/05/2008
barcamp



